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- Sorveglianza di massa: monitoraggio e profilazione dei cittadini su scala senza precedenti.
- Manipolazione dell'opinione pubblica: fake news e deepfake alterano elezioni.
- Sistemi d'arma autonomi: affidare a macchine la decisione di togliere la vita.
- Artificial Intelligence Act: approvato nel 2024, ma non copre la gestione dei confini.
- Manca legislazione specifica: lacuna normativa sull'uso dell'IA e conseguenze.
L’intelligenza artificiale (IA) è una forza dirompente che sta rimodellando il panorama globale, aprendo orizzonti inesplorati in svariati ambiti. Parallelamente a queste opportunità senza precedenti, si profila un’ombra inquietante: l’IA “no etica”. Tale espressione si riferisce alle circostanze in cui l’IA è impiegata per fini nefasti o moralmente discutibili, mettendo a repentaglio i diritti umani, la sicurezza e l’essenza stessa della società.
I casi studio: quando l’intelligenza artificiale si fa strumento di abuso
La sorveglianza di massa emerge come una delle aree di maggiore preoccupazione. Sistemi di riconoscimento facciale sempre più evoluti, combinati con l’analisi predittiva dei dati, offrono a governi e imprese la capacità di monitorare e profilare i cittadini su una scala senza precedenti. Questa forma di sorveglianza, intrusiva e pervasiva, rischia di soffocare la libertà di espressione, violare la privacy individuale e generare un clima di paura e repressione. La raccolta di immagini facciali da internet o da filmati di telecamere a circuito chiuso, unitamente alla categorizzazione biometrica per dedurre dati sensibili, convinzioni politiche o orientamento sessuale, sono pratiche considerate ad alto rischio.
La manipolazione dell’opinione pubblica rappresenta un’ulteriore minaccia. La proliferazione di fake news* e *deepfake, generati da algoritmi sempre più sofisticati, può alterare il corso delle elezioni, alimentare l’odio e minare la fiducia nei media e nelle istituzioni. La capacità di creare contenuti ingannevoli e personalizzati rende questa forma di manipolazione particolarmente subdola e difficile da contrastare. Nel 2023, Gianni Sannino, Head of Operation IT & Services della società Sirti Digital Solutions, ha sottolineato come l’Unione Europea miri ad evitare che l’IA gestisca in toto persone senzienti e dotate di morale e sensibilità.
Lo sviluppo di sistemi d’arma autonomi, o “droni assassini”, solleva interrogativi etici di fondamentale importanza. Affidare a una macchina la decisione di togliere la vita, senza alcun coinvolgimento umano, è una prospettiva che molti considerano inaccettabile. Il rischio di errori, malfunzionamenti e di un’escalation incontrollata del conflitto è estremamente elevato. Anna Koivuniemi, alla guida del Google DeepMind’s Impact Accelerator, afferma che lo sviluppo e la distribuzione dell’intelligenza artificiale sono guidati da un rigoroso processo end-to-end incentrato su responsabilità e sicurezza.
Nel 2024, il Parlamento europeo ha approvato l’Artificial Intelligence Act, destinato a regolamentare l’uso improprio delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, questa nuova legge non si applica alla gestione dei confini, lasciando scoperti aspetti cruciali della protezione dei migranti.

Le implicazioni etiche: un prezzo troppo alto per il progresso?
L’impiego non etico dell’IA produce ripercussioni profonde e destabilizzanti sulla società. La violazione della privacy e dei diritti umani si configura come una delle preoccupazioni principali. La sorveglianza di massa e la profilazione dei cittadini possono sfociare in discriminazioni, abusi e una restrizione delle libertà civili. Mariarosaria Taddeo, filosofa ed esperta di etica del digitale presso l’Università di Oxford, ha evidenziato come sia necessario bilanciare i rischi e le opportunità attraverso un giudizio etico che indichi la direzione da seguire.
L’erosione della fiducia pubblica costituisce un ulteriore effetto collaterale. Quando le persone smettono di fidarsi delle informazioni che ricevono o delle istituzioni che le governano, la coesione sociale si indebolisce e il sistema democratico è esposto a seri pericoli. La disinformazione, amplificata dalla capacità dell’IA di generare contenuti falsi ma realistici, contribuisce a creare un clima di sfiducia generalizzata, rendendo sempre più difficile distinguere la verità dalla menzogna. Le strategie di marketing o phishing basate sulla componente umana, sfruttando gli stati emotivi e recettivi degli utenti, rappresentano un’ulteriore lacuna evidenziata da Luca Barbieri, Chief Technology Officer di Wopta Assicurazioni.
La questione della responsabilità si presenta particolarmente complessa. Chi deve essere considerato responsabile quando un’IA commette un errore o causa un danno? Il programmatore che ha creato il sistema, l’azienda che lo ha sviluppato o chi ha deciso di impiegarlo? Individuare risposte chiare a tali interrogativi è fondamentale per evitare l’impunità e assicurare che le vittime ricevano un adeguato risarcimento. Ad esempio, un algoritmo di selezione del personale che non discrimina secondo la legge, ma che favorisce inconsapevolmente alcuni gruppi sociali, pone interrogativi sulla responsabilità etica.
Le lacune legislative: un vuoto da colmare
L’attuale quadro normativo fatica a tenere il passo con i rapidi progressi dell’IA. Numerose zone grigie consentono l’impiego di IA “no etica” senza incorrere in sanzioni. Un esempio significativo è rappresentato dall’utilizzo dell’IA nella gestione delle frontiere. Sistemi di riconoscimento facciale e di analisi delle emozioni vengono impiegati per valutare le richieste di asilo, malgrado la loro inaffidabilità e il rischio concreto di discriminazioni. L’Artificial Intelligence Act, pur rappresentando un passo avanti, non estende il divieto dei sistemi di riconoscimento delle emozioni all’ambito migratorio, aprendo la strada a pratiche di sorveglianza che colpiscono i più vulnerabili. A marzo del 2024, il Parlamento europeo ha approvato l’Artificial Intelligence Act, destinato a regolare l’uso improprio delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, questa nuova legge non si applica alla gestione dei confini, lasciando scoperti aspetti cruciali della protezione dei migranti.
Come evidenzia il sito AI4Business.it, “non esiste ad oggi una legislazione specificamente indirizzata a normare il ricorso ai sistemi di intelligenza artificiale, né le conseguenze derivanti, sul piano civilistico e penalistico, rispettivamente da eventi dannosi o fattispecie di reato dipendenti o connesse al loro utilizzo”. Tale vuoto normativo crea incertezza giuridica e rende difficoltoso attribuire responsabilità in caso di danni causati dall’IA. La responsabilità civile e penale deve essere ben definita per garantire la tutela dei cittadini. Nel febbraio del 2017, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione recante “Raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica”, prendendo atto dell’esistenza di un’evidente lacuna normativa in materia.
È essenziale colmare tali lacune legislative, definendo standard etici chiari, regolamentando l’impiego di tecnologie controverse e assicurando la trasparenza degli algoritmi. Un quadro giuridico solido e aggiornato è indispensabile per garantire che l’IA sia utilizzata in modo responsabile e a beneficio di tutta la società. L’Artificial Intelligence Act introduce infatti un doppio standard: le disposizioni che regolamentano l’uso dell’intelligenza artificiale varranno all’interno dei confini dell’Unione, ma ai suoi margini, dove l’Ue esercita il massimo controllo sui migranti, le regole saranno più flessibili.
In questo scenario, la vera peculiarità dell’artifcial intelligence rispetto al resto delle tecnologie innovative consiste nella capacità del sistema, grazie al ricorso a meccanismi di machine learning, di autodeterminarsi in base agli input provenienti dall’ambiente esterno e ai dati raccolti.
Verso un futuro responsabile: standard etici e trasparenza
Per evitare l’abuso dell’IA, è indispensabile adottare un approccio multidimensionale. La regolamentazione gioca un ruolo fondamentale. L’Artificial Intelligence Act europeo, entrato in vigore nell’agosto 2024, rappresenta un passo significativo, regolamentando le applicazioni in base a una scala di rischio suddivisa in quattro livelli. Come ha affermato Anna Koivuniemi, alla guida del Google DeepMind’s Impact Accelerator, “il nostro sviluppo e la nostra distribuzione dell’intelligenza artificiale sono guidati da un rigoroso processo end-to-end incentrato su responsabilità e sicurezza. Abbiamo esperti che valutano i modelli e sviluppano pratiche. Valutiamo i potenziali rischi e ci affidiamo anche a guide esterne”.
Tuttavia, la sola regolamentazione non è sufficiente. È cruciale promuovere standard etici nello sviluppo dell’IA, incentivando la trasparenza, l’auditabilità e la responsabilità. La formazione e la sensibilizzazione del pubblico sono altrettanto importanti, per aiutare le persone a comprendere i rischi e a difendersi dalla manipolazione. Inoltre, è fondamentale formare esperti di etica dell’IA, professionisti dotati di competenze multidisciplinari in filosofia, diritto, tecnologia e scienze sociali, in grado di valutare le implicazioni morali delle nuove tecnologie e guidare le aziende verso un impiego responsabile dell’IA. Secondo un articolo di Altalex, l’esperto di etica dell’IA deve possedere competenze di valutazione etica e analisi, competenze di processo e competenze interpersonali, oltre a una solida conoscenza in diversi campi, dalla filosofia all’etica, dal diritto alla tecnologia.
È cruciale che le aziende adottino misure di sicurezza adeguate per prevenire attacchi informatici, violazioni della privacy e altri rischi legati all’uso dell’IA, garantendo trasparenza e accountability. Le imprese devono essere trasparenti riguardo all’uso dell’IA e le sue implicazioni, fornendo informazioni chiare e comprensibili sul funzionamento dell’IA utilizzata, i dati utilizzati per l’addestramento e le decisioni prese dalla macchina. Inoltre, devono assumersi la responsabilità delle azioni e delle conseguenze causate dall’IA.
Intelligenza artificiale: la riflessione conclusiva
Come abbiamo visto, l’ascesa dell’IA solleva questioni etiche complesse che richiedono un’attenta considerazione. È fondamentale che la società nel suo complesso si impegni in un dialogo aperto e costruttivo per definire i principi e le linee guida che dovranno governare lo sviluppo e l’impiego di questa tecnologia. Solo in questo modo potremo sfruttare appieno il potenziale dell’IA, minimizzando al contempo i rischi e garantendo un futuro in cui la tecnologia sia al servizio dell’umanità.
Parlando di intelligenza artificiale, è essenziale comprendere almeno una nozione di base: il machine learning. Si tratta di un approccio che consente ai sistemi di apprendere dai dati senza essere esplicitamente programmati. In pratica, l’IA analizza grandi quantità di informazioni e identifica modelli, tendenze e relazioni che le permettono di migliorare le proprie prestazioni nel tempo. Un concetto più avanzato è quello delle reti neurali profonde (deep learning), modelli computazionali ispirati al funzionamento del cervello umano. Queste reti, composte da numerosi strati di neuroni artificiali, sono in grado di elaborare informazioni complesse e di risolvere problemi che sarebbero inaccessibili alle tecniche di machine learning tradizionali. Entrambe queste nozioni sono imprescindibili per comprendere come l’IA possa, purtroppo, essere piegata a scopi non etici.
Mi chiedo spesso se stiamo riflettendo abbastanza sulle implicazioni a lungo termine dell’IA. Non è solo una questione di regolamentazione, ma anche di consapevolezza individuale. Ognuno di noi, nel suo piccolo, dovrebbe interrogarsi su come l’IA sta influenzando la sua vita e su come può contribuire a promuovere un utilizzo più responsabile e umano di questa tecnologia. Dopotutto, il futuro dell’IA è nelle nostre mani.